Pillola che Uccide

Pillola che Uccide

L’aborto è certamente il crimine più grave, perché si realizza sul più piccolo, più innocente e più indifeso. Inoltre lo realizzano in collaborazione la mamma ed i medici: proprio coloro che dovrebbero garantirne la sicurezza, l’accoglienza, la cura e l’amore.

L’aborto è stato reso dalla legge 194/78 un fatto di routine d’ospedale, come un qualsiasi intervento chirurgico, anzi (grazie al linguaggio che lo definisce: IVG) addirittura come se fosse un qualsiasi esame clinico ( come ECG, elettro cardiogramma, EEG elettro encefalogramma…).

Ma ora, con l’adozione della pillola RU 486, lo si banalizza ulteriormente, tentando di farlo diventare una ‘cura’ per la donna; tenendo presente che per ora lo si pratica in ospedale, ma pensando di farlo diventare casalingo, come purtroppo è già la pillola del giorno dopo.

Non sto qui a soffermarmi sulle conseguenze, spesso anche serie, dell’utilizzo di tali pesanti mezzi chimici, che oltre ad uccidere il bambino, possono portare danni notevoli alla donna. Non è questo il problema.

La ‘cultura di morte’ avanza sempre più, diventa sempre più dominante nell’opinione pubblica e non la si avverte neppure più. Un passo dopo l’altro si va verso una scelta di morte come se fosse una scelta di vita. La ricerca della propria realizzazione porta ad ignorare l’altro, chiunque sia, anche se figlio: e ci meravigliamo se una mamma in un momento di pazzia uccide un bimbo di quattro anni? in fondo è solo un po’ più grosso, non è qualcosa di diverso! Giovanni Paolo II in una omelia diceva: ‘L’aborto è una cosa abominevole, ma è ancora più grave che un delitto diventi diritto ed il bene diventi male ed il male diventi bene’.

La missione del credente diventa oggi sempre più essenziale, per richiamare i veri valori ad un mondo sordo e cieco: è un cammino controcorrente, che può essere scomodo, ma indispensabile per salvare la nostra società dall’autodistruzione. In Piemonte lo sbilancio tra gli anziani ed i giovani diventa sempre più preoccupante, nonostante i giovani extracomunitari! …e si spende per ammazzare bambini!

La scelta della vita porta vita e la scelta della morte porta morte. Ed io posso testimoniarlo ogni giorno, attraverso i colloqui che faccio con donne disperate nel post-aborto e che minacciano il suicidio. Anche per loro nel Risorto ci può essere vita, ma sarebbe meglio non produrre la morte.

La nostra esperienza di colloqui di dissuasione dall’aborto ci insegna che mai una donna è tornata indietro per rimproverarci di averla aiutata a non abortire, anzi…nonostante situazioni le più critiche e difficili.

Dovremmo richiamare i credenti alla lettura della grande enciclica Evangelium Vitae, per comprendere l’unica verità sull’uomo: non siamo noi i padroni della vita.

Giuseppe dr. Garrone

Presidente MPV Piemonte e Valle d’Aosta

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