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Manifesto Appello

Una legge gravemente ingiusta:
la verità sulla fecondazione artificiale “in vitro”

Il Parlamento italiano ha definitivamente approvato la legge sulla fecondazione artificiale in vitro (FIVET). Da anni questa pratica era ampiamente tollerata.
La nuova legge è stata promossa non già con l’intento di proibire la fecondazione artificiale, ma di regolamentarla stabilendo alcuni divieti.
Di fronte alla confusione e alla disinformazione che da anni caratterizzano il dibattito intorno a questa materia, sentiamo il dovere di riaffermare la verità tutta intera, nel rispetto della legge naturale conoscibile dalla ragione umana, e confortata, per i cristiani, dal Magistero autorevole della Chiesa.

1. Con questa legge viene riconosciuta piena cittadinanza giuridica alla fecondazione artificiale in vitro omologa, attuata secondo alcune indicazioni vincolanti. Questa legge contraddice radicalmente l’insegnamento del Magistero cattolico:
§ Sulla morale sessuale, che vieta ogni forma di riproduzione in vitro, e più in generale ogni tecnica che sostituisca l’atto coniugale.
§ Sul rispetto della legge naturale riguardo alla dignità e inviolabilità della vita umana, poiché ammette una tecnologia – la FIVET omologa – che comporta sistematicamente l’eliminazione cosciente e voluta di numerosi embrioni umani. (Cfr. EV 14; Carta degli Operatori Sanitari, 26).
Sul piano culturale, questo fatto deve essere continuamente ricordato, per evitare che nell’opinione pubblica si affermi l’idea – falsa – che la FIVET omologa sia la “FIVET cattolica”.

2. La FIVET non è, come afferma la legge, un “metodo terapeutico”, perché non cura sterilità e infertilità. La sua diffusione scoraggia piuttosto il rilancio in questo settore della ricerca sia clinica che chirurgica per terapie e metodiche rispettose del rapporto d’amore fra i coniugi.

3. Come l’aborto procurato e l’eutanasia, anche la fecondazione in provetta rimane, in quanto occisiva, un atto intrinsecamente antigiuridico per uno Stato laico, nonostante sia reso formalmente lecito da una legge. Per questa ragione, va scongiurato l’equivoco che considera la FIVET omologa moralmente inaccettabile, ma giuridicamente lecita.

4. Talora, anche nel mondo cattolico si sono levate voci erronee, miranti a fornire una giustificazione alla fecondazione artificiale in vitro. Si tratta di situazioni imbarazzanti, che alimentano la confusione e che esigono interventi di chiarificazione.

5. Molti cattolici, insieme a non pochi laici, hanno proposto e sostenuto questa legge con l’intenzione di evitare una normativa ancor più permissiva. Ciò non toglie che la nuova normativa rimanga a tutti gli effetti una legge intrinsecamente ingiusta. Cioè una legge che tutti gli uomini di buona volontà sono chiamati a denunciare come ingiusta, e che hanno il dovere di sostituire – lavorando affinché si concretizzino i presupposti culturali e politici – con una normativa pienamente coerente con la legge naturale.

6. Questa legge opera per la prima volta nell’ordinamento italiano un riconoscimento giuridico delle cosiddette “coppie di fatto”, che vengono parificate ai coniugi sposati ai fini dell’accesso alle tecniche di fecondazione artificiale.

7. Commette un grave errore chi afferma che questa legge “è buona”. Il male, anche se ridotto, non può mai diventare “bene”. Ridurne almeno l’iniquità è stato un dovere.

8. Il numero 73 della Evangelium Vitae ammette che un parlamentare cattolico possa dare il proprio voto a una legge ingiusta, al solo scopo di migliorare una situazione normativa peggiore già esistente, a patto che siano rispettate alcune condizioni indispensabili: a) che sia impossibile scongiurare o abrogare completamente una legge più permissiva; b) che il parlamentare abbia fatto conoscere a tutti la sua contrarietà alla legge che sta per votare, al fine di evitare la confusione e lo scandalo; c) che la legge sostenuta limiti i danni e gli effetti negativi anche sul piano della cultura e del costume; d) che il voto del parlamentare cattolico sia determinante.

9. Questa legge nomina l’embrione umano come soggetto titolare di diritto. Si tratta di un fatto positivo. Tuttavia non si può tacere che l'affermazione di questo principio (art.1) è di fatto contraddetta negli articoli successivi. Infatti:
§ Senza sacrificare embrioni umani non è possibile fare la FIVET omologa.
§ Il diritto alla vita degli embrioni dei quali sia avvenuto l’impianto è violato a favore del principio di autodeterminazione della madre, in forza della confermata vigenza della l.194/78 (art.14).
La produzione degli embrioni umani in vitro si oppone al rispetto della dignità e dei diritti del concepito riconosciuti dallo jus gentium.

10. Quand’anche venisse attuata solo all’interno della coppia, con tutte le cautele, producendo un numero limitato di embrioni e trasferendoli tutti nel corpo della donna, la FIVET rimarrebbe un atto gravemente contrario alla morale e al diritto naturale. Essa infatti riduce l’uomo-embrione a oggetto da usare come mezzo per ottenere una gravidanza; incoraggia la selezione eugenetica dei concepiti per l’eliminazione dei difettosi; crea le premesse per l’uccisione dei gemelli con l’aborto selettivo – legale in forza della l.194/78 – nel caso di gravidanze plurime. Inoltre, non è oggettivamente possibile garantire una effettiva tutela giuridica a un embrione umano che si trovi fuori del corpo della madre.

Le coppie che non riescono ad aver figli non possono essere lasciate sole, abbandonate nella disperazione per un figlio che non arriva. Potrebbero essere mal consigliate ed avviate ai centri per la fecondazione artificiale, ignare del fatto che solo il 15-20 per cento di chi entra in quei centri ne esce con un bambino in braccio, ingannate dal silenzio sulla sorte di decine e decine di figli concepiti condannati a un aborto certo. Queste coppie siano dissuase dalla tentazione della fecondazione artificiale e siano restituite alla speranza di una maternità e paternità diverse. Queste coppie siano accompagnate in un cammino di accettazione della loro situazione, alla ricerca e scoperta del significato che anche la sterilità biologica assume nel misterioso disegno di Dio, che chiama tutti a una fecondità più piena e più ricca di quella orgogliosamente inseguita in fondo a una provetta.

Comitato “VERITA’ E VITA”

Documenti fondamentali
Istruzione Donum Vitae, 22 febbraio 1987.
Giovanni Paolo II, Enciclica Evangelium Vitae, 25 marzo 1995.
Catechismo della Chiesa Cattolica.
Carta degli Operatori Sanitari, Città del Vaticano, 1994.

28 FEBBRAIO 2004

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