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Dottoressa Claudia Navarini sulla 'pillola del giorno dopo'

Dottoressa Claudia Navarini, docente della Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum

Uno degli assunti dei fautori della “pillola del giorno dopo” è il suo valore contraccettivo e non abortivo. Quasi ogni pubblicazione scientifica sull’argomento si apre infatti con affermazioni come la seguente: “un metodo contraccettivo d’emergenza è un farmaco o un dispositivo usato dopo un rapporto non protetto al fine di prevenire una gravidanza indesiderata. È dunque un metodo che viene usato dopo il coito ma prima che la gravidanza abbia luogo (occurs), e perciò non è un abortivo” (Gemzell-Danielsson K. Et al., Mechanisms of action of mifepristone when used for emergency contraception, “Contraception”, 67/2003, p. 471).

Questo stesso articolo parla più avanti degli effetti di tale “contraccezione postcoitale” sulla funzione tubarica e sullo sviluppo dell’endometrio, essenziali per la salute delle prime fasi di vita dell’embrione. Arriva a sostenere “che il mifepritstone non ha effetti diretti sullo sviluppo dell’embrione e che gli effetti [abortivi] osservati in vivo sono probabilmente secondari ai cambiamenti nella struttura delle tube e dell’utero” (ibid., p. 475). Infatti, pare che il mifepristone come “contraccettivo d’emergenza”, somministrato ad embrioni in vitro – come cavie da esperimento?! – non abbia alterato la percentuale di fecondazioni riuscite, mentre gli esperimenti in vivo sulle scimmie attestano una consistente perdita di embrioni. Ciò implica l’affermazione assurda per cui il farmaco non ucciderebbe l’embrione, ma ne causerebbe secondariamente la morte. Guarda caso, questo effetto secondario è quello direttamente cercato nella contraccezione d’emergenza, che vuole scongiurare ad ogni costo la nascita di una nuova vita.

Un primo fraintendimento che il mondo scientifico sta scandalosamente tollerando, e che la biologia ha invece risolto da tempo, è dunque l’identificazione dell’inizio della gravidanza con un momento successivo alla fecondazione, solitamente con l’impianto. Di contro ad una furiosa “guerra dei dati”, in cui le opposte fazioni di scienziati, a favore o contro la contraccezione d’emergenza, si misurano sui più piccoli dettagli numerici relativi a quantitativi di sostanze, a dimensioni dei follicoli, a tempi di trattamento, si assiste ad un uso grossolano del linguaggio. In letteratura si parla ad esempio di tecniche da applicarsi “prima che la gravidanza sia diventata definitiva” o di “insediamento e mantenimento della gravidanza (pregnancy establishment and maintenace)” o di una misteriosa quanto improbabile “gravidanza clinica”.

Particolarmente insidiosa è la posizione del prof. Horacio Croxatto, dell’Università Cattolica del Cile, e della sua scuola, che sostiene l’assenza di tutti gli effetti post-fecondazione (post-fertilization effects) nella contraccezione d’emergenza con solo lenovorgestrel (LNG). Il farmaco, a suo avviso, esplicherebbe unicamente una funzione inibitoria o ritardante dell’ovulazione, senza compromettere in alcun modo un’eventuale gravidanza già in atto. Tale asserto non verrebbe però da studi attendibili sull’uomo, ma sui topi (Müller A.L., Llados C., Croxatto H.B., Postcoital treatment with lenovorgestrel does not disrupt postfertilization events in the rat, “Contraception”, 67/2003, pp. 415-419) e, più di recente, sulle scimmie (Ortiz M.E., Ortiz R.E., Fuentes M.A., Parraguez V.H., and Croxatto H.B., Post-coital administrazion of levonorgestrel does not interfere with post-fertilization events in the new-world monkey Cebus apella, “Human Reproduction”, 19/2004, pp. 1352-1256).

La mancanza di esperimenti sull’uomo, affermano gli autori, deriva dal fatto che “per ragioni etiche e logistiche, non è stato possibile isolare gruppi di donne che assumessero la contraccezione d’emergenza dopo la fecondazione per verificare i suoi effetti sull’insediamento della gravidanza” (p. 1352). Già da questa affermazione emerge un vistoso punto debole, che attiene appunto all’ambiguità terminologica e concettuale: la fecondazione e l’insediamento della gravidanza sono considerati momenti distinti. È lecito chiedersi allora quale sia per gli autori il momento dell’insediamento della gravidanza su cui si intende fare la verifica.

L’esperimento compiuto su 12 scimmie femmine, divise in due gruppi, ha rivelato che il gruppo trattato con LNG in fase periovulatoria ha ottenuto lo stesso numero di gravidanze del gruppo non trattato. Dunque, il farmaco non potrebbe influire sul concepimento ma solo sullo sviluppo dell’ovulo, se questo non ha ancora raggiunto la piena maturazione. Tuttavia, per quanto interessanti possano essere le osservazioni sugli animali, è quantomeno imprudente basare su ciò la valutazione di un farmaco che gran parte della letteratura scientifica ritiene potenzialmente abortivo. Lo studio non conferma l’ipotesi del meccanismo abortivo del LNG, ma non ne dimostra nemmeno l’innocuità per la vita umana.

D’altra parte, lo studio medesimo si chiude con la rilevazione della difficoltà di equiparare i sistemi riproduttivi dell’uomo e della scimmia: “il LNG somministrato in fase post-coitale non previene la gravidanza in questo primate, manifestamente perché C[ebus] apella ha un differente schema di accoppiamento rispetto agli esseri umani”. Mentre la natura animale si fonda su meccanismi di sopravvivenza radicati nell’istinto, e su questa base provvede affinché la riproduzione sia assicurata (altissimo tasso di fertilità, accoppiamenti concentrati nella fase più fertile del ciclo, meccanismi di selezione dei partner e così via), l’essere umano deve procreare responsabilmente e volontariamente attraverso la relazione d’amore e di intima comunione con il coniuge. In un certo senso, si può dire che dove l’uomo si mostra più debole fisicamente, rivela anche la sua forza più grande, che è la vita spirituale. Si può pensare, quindi, che esistano per l’uomo dinamiche del tutto specifiche anche nei delicati equilibri che governano il rapporto sessuale e le prime fasi dello sviluppo embrionale, tali da vanificare gran parte dei risultati ottenuti con gli animali.

Inoltre, il professor Croxatto ammette in un altro studio gli effetti alterativi sulle tube e sull’endometrio – così da ostacolare la “prosecuzione” della gravidanza – del mifepristone usato come contraccettivo d’emergenza, cioè entro 120 ore dal rapporto. In quel caso almeno, l’effetto abortivo, accanto a quello antiovulatorio, appare chiaro, anche se l’autore definisce comunque il mifepristone un “contraccettivo della fase luteale” (Croxatto H.B., Mifepristone for luteal phase contraception, “Contraception”, 68/2003, pp. 483-488). Ma qui si pone un altro inquietante quesito: come mai, se i meccanismi di funzionamento del mifepristone e del LNG sono così diversi, tanto da essere nell’un caso abortivo e nell’altro contraccettivo, il livello di “efficacia” nel prevenire la gravidanza è lo stesso (cfr. ad es. Gemzell-Danielsson K. Et al., Mechanisms of action…cit., p. 472)? Si dovrebbe infatti avere un numero più alto di gravidanze nelle donne che hanno usato il LNG rispetto a quelle che hanno usato il mifepristone o il metodo Yuzpe (che combina estrogeni e progestinici) ma questo dato non trova alcuna conferma.

Proprio l’incertezza estrema che circonda anche nel mondo laico la valutazione della contraccezione d’emergenza ha indotto molti medici e farmacisti italiani a rivolgersi al Comitato Nazionale per la Bioetica per avere un parere circa il diritto all’obiezione di coscienza. Il Comitato ha approvato il 28 maggio 2004 all’unanimità un breve documento su “Contraccezione d’urgenza e obiezione di coscienza”, in cui si conferma che l’operatore sanitario può rifiutare il suo contributo all’utilizzo e alla diffusione di tali metodi di intervento esercitando l’obiezione di coscienza. Infatti, in base alla letteratura esistente, “esiste la concreta possibilità di un'azione post fertilizzativa, ricollegabile in particolare alla modificazione della mucosa uterina o della motilità tubarica, ove la fecondazione si realizzi”. È dunque importante che i cittadini siano informati di questi possibili effetti per compiere scelte veramente libere, e che medici e farmacisti possano in coscienza rifiutare la prescrizione o la vendita dei preparati “contraccettivi” postcoitali.

Infine, è innegabile che chi fa ricorso alla contraccezione d’emergenza esprime un rifiuto della vita che spinge verso una sempre maggiore accettazione culturale dell’aborto. La contraccezione, infatti, non previene né combatte l’aborto, ma ne rappresenta la più logica premessa. La “pillola del giorno dopo”, in questo senso, rappresenta proprio la dimostrazione di quanto facilmente dalla contraccezione si possa scivolare nella pratica dell’aborto.

Come osserva Giovanni Paolo II nella Lettera enciclica Evangelium Vitae, “la stretta connessione che, a livello di mentalità, intercorre tra la pratica della contraccezione e quella dell’aborto emerge sempre di più e lo dimostra in modo allarmante anche la messa a punto di preparati chimici, di dispositivi intrauterini e di vaccini che, distribuiti con la stessa facilità dei contraccettivi, agiscono in realtà come abortivi nei primissimi stadi di sviluppo della vita del nuovo essere umano” ( n. 13).

In definitiva, chi si adopera per escludere e negare scientificamente l’effetto abortivo della contraccezione d’emergenza lo fa dalla posizione eticamente debole secondo cui “non c’è evidenza diretta del fatto che il trattamento postcoitale con LNG impedisca la gravidanza interferendo con gli avvenimenti successivi alla fecondazione” (Ortiz M.E. et al. Post-coital administrazion…cit., p. 1352). E tuttavia, per darne una valutazione prudenzialmente meno negativa, è fondamentale che vi sia l’evidenza del contrario. Fino ad allora, è doveroso tenere conto della possibilità logica e scientifica che il LNG abbia un effetto abortivo. D’altra parte, se il principio di precauzione vale per le rane e per le zucchine, non dovrà valere a maggior ragione per la più indifesa delle vite umane?
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