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Dall'aborto all'eutanasia

Dall'aborto all'eutanasia

 
Autori vari
DALL’ABORTO ALL’EUTANASIA
Gribaudi, 99 pp., euro 6,50
Al giorno d’oggi, quando si parla di nazionalsocialismo, è pressoché impossibile non trovare tutti unanimemente d’accordo: fu un’esperienza atroce della storia dell’umanità, che non si deve ripetere. Poi, in realtà, se si analizza un po’ meglio la questione, si fa fatica a far capire come in realtà tanto di quell’epoca e di quella filosofia, dall’animalismo all’eugenetica, sia in realtà presente nella società odierna. Per questo giunge opportuna la pubblicazione di una serie di saggi sull’aborto e l’eutanasia, in cui, tra le altre cose, viene riproposta la storia del piano T4, con cui Hitler introdusse la “dolce morte” in Germania. “Si garantisca – scriveva il dittatore al dottor Karl Brandt – una morte pietosa ai pazienti considerati incurabili secondo il miglior giudizio umano”: così, con questa pietosa motivazione, cittadini tedeschi di pura razza ariana, che avevano l’unica colpa di essere ammalati o mutilati della Grande Guerra, furono avviati all’eutanasia. Le vittime furono circa settantamila, di cui cinquemila bambini, che “venivano eliminati”, come scrive Mario Palmaro, “all’insaputa dei genitori”: “meglio”, per certi aspetti, dell’epoca presente, in cui sono talora i genitori stessi a chiedere aborti eugenetici, o a denunciare i medici per un loro figlio sopravvissuto all’aborto, o a dare il loro consenso, ad esempio in Olanda, ai figli di età compresa tra i 12 e i 15 anni che richiedano interventi eutanasici. Così, in questo clima di revival nazionalsocialista, con i dovuti aggiornamenti, la stessa scienza si trova ostacolata, per la difficoltà che incontrano, a svilupparsi, le terapie fetali prenatali, a cui si preferiscono molto spesso, come spiega il dottor Pino Noia, l’eliminazione tout court dei “non adatti” e concetti nuovi e assolutamente paradossali come quello di “feto terminale”; qualcosa di analogo accadrà, evidentemente, con l’introduzione dell’eutanasia legale (da non confondersi con il rifiuto dell’accanimento terapeutico), dal momento che, come ricorda Corrado Manni, primario di Anestesiologia e Rianimazione, “non è affatto retorico ricordare che molte malattie hanno trovato la loro soluzione attraverso gli sforzi compiuti per dare soccorso agli ammalati terminali”.
(Francesco Agnoli)
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