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2018: Il primato della coscienza e percezioni soggettive - Scandroglio

Il primato della coscienza e percezioni soggettive

Albano Laziale – 27 luglio 2018

Definizione; Dove si colloca la coscienza nella dinamica dell’azione; Ruolo necessario della coscienza; Classificazione della coscienza; Quando seguire la propria coscienza; La deformazione della coscienza: la percezione soggettiva

Definizione

· La coscienza deriva da cum alio scientia = scienza unita ad altro

· “Ora, ci vuole un atto per applicare la scienza a qualcosa. Stando quindi al significato della parola, è chiaro che la coscienza è un atto” (Tommaso D’Aquino, Summa Theologiae, I, q. 79, a. 13) quindi non è una facoltà.

· quindi la coscienza è un atto dell’intelletto (che è potenza ma anche virtù intellettiva della ragione speculativa) il cui oggetto è l’azione nelle circostanze particolari: l’intelletto che riflette su un’azione particolare

o questo atto dell’intelletto si declina in tre modalità, ossia questo atto si declina in 3 atti:

§ Passato:

· l’intelletto attesta che abbiamo fatto o non abbiamo fatto un’azione: “in coscienza ti dico che non l’ho ucciso io quella persona” (la coscienza come vedremo è aiutata da virtù e facoltà come la memoria): solo analisi, fotografia del dato passato

· l’intelletto giudica se una data azione era buona o malvagia: “ho fatto bene a non uccidere quella persona”

o se la coscienza è retta scuserà (cioè non accuserà) le azioni buone e accuserà (rimorderà) per quelle malvagie

o coscienza conseguente perché susseguente l’atto già compiuto

§ Presente o futuro:

· l’intelletto giudica di dover fare o di non dover fare una data azione: e in questo caso si dice che la coscienza incita o trattiene

· coscienza antecedente perché precede l’atto da compiersi

· su questo tipo di atto concentreremo la nostra attenzione

Vediamo dove si colloca la coscienza nella dinamica dell’azione:

1. l’uomo è sinolo di materia e forma: la conoscenza per connaturalità fa scoprire all’uomo di essere orientato al bene, di avere una certa natura, di possedere alcune inclinazioni: conoscenza della realtà metafisica

2. La sinderesi, che è una virtù intellettiva della ragione speculativa, comprende i primi principi morali: fai il bene ed evita il male: conoscenza della morale

a. la sinderesi viene svegliata dall’esperienza: è un giudizio immediato, non riflesso, epidermico, diremmo istintivo

b. la sinderesi asseconda la natura

3. il bimbo che dice “Mio!” in merito al ciucio giudica correttamente l’inclinazione alla proprietà e se cerchi di toglierlo lui si opporrà: dalla conoscenza della natura umana (inclinazioni) al giudizio morale

a. riconosco l’esistenza dell’inclinazione alla vita, alla proprietà, alla verità e dunque comanderò di non uccidere, di non rubare, di non mentire e di contro di tutelare la vita, la proprietà, la conoscenza.

i. dall’essere al dover essere; dall’ontologia alla deontologia; dalla descrizione alla prescrizione

ii. l’intelletto trasforma in giudizi le inclinazioni naturali = legge naturale

b. il bimbo può anche giudicare erroneamente: qualifica come suo un ciucio che non è suo e tenterà di prenderlo, oppure sa che non è suo ma tenterà ugualmente di prenderlo

c. nel primo caso non sa distinguere l’inclinazione buona alla proprietà dalla pulsione malvagia ad appropriarsi di cose non sue (peccato originale), nel secondo caso non adegua la volontà alla retta coscienza, all’intelletto che ha riconosciuto il bene

4. L’intelletto specifica questi principi sempre in astratto e ci riflette discorsivamente sopra: scienza morale (virtù intellettiva della ragione speculativa): la verità/conoscenza è un bene = devi essere sempre un bravo studente (azione eventuale)

5. La coscienza specifica/applica i principi primi o i risultati dell’indagine della scienza morale nella situazione specifica leggendo tutte le contingenze: dai principi alla norma particolare

a. quindi è una scienza dei principi primi ma anche del contingente.

b. e l’errore può esserci su entrambi gli oggetti:

c. principi: uccidere è bene

d. contingenze: es. la donna sa che non bisogna mai uccidere ma pensa erroneamente che nel suo ventre ci sia un grumo di cellule: conoscenza corretta dei principi primi, ma che non applica correttamente al contingente perché non riconosce il contingente, non riconosce il reale, non riconosce che lì c’è un essere umano

e. altro esempio: principio indicato dalla scienza morale: “devi essere un bravo studente; coscienza: “oggi devi studiare”, oppure “oggi devi essere un bravo studente”; Se invece hai un mal di testa forte la coscienza legge questa contingenza e ti dice: “studia dopo che ti sei fatto passare il mal di testa” oppure “non studiare”.

f. altro esempio: principio morale “tutela la salute” + contingente “sei in sovrappeso” = “vai in palestra oggi”. Ti rompi una gamba, cambia la condizione, cambia la norma morale per applicare sempre il principio morale “tutela la salute” = “non andare in palestra oggi”

g. NB: ma ci sono azioni che vengono chiamate mala in se, azioni intrinsecamente malvagie che mai devono essere compiute, al di là di ogni condizione e contingenza e al di là di ogni fine remoto buono (assoluti morali): assassinio, furto, menzogna, pedofilia, tortura, perché sempre contrarie alla dignità personale: la norma particolare della coscienza deve rispettare sempre questi divieti

i. quindi anche se la legge ti chiede di compiere un aborto la tua coscienza retta sa che è un atto malvagio che mai deve essere compiuto e quindi se la legge lo prevede ti avvali dell’obiezione di coscienza, se la legge non prevede questo istituto obietti ugualmente anche se perdi il posto di lavoro, anche se mettono in carcere, anche se ti mettono a morte = mai fare il male anche per un fine buono.

h. la specie morale di un atto è dato dal fine prossimo che perseguo: incidere per curare incidere per uccidere

i. alcuni fini contrastano sempre con la natura umana, le sue inclinazioni, contrastano con la sua dignità: non è consono alla preziosità dell’uomo ucciderlo, non se lo merita: non è adeguato al valore di un Van Gogh sfregiarlo: principio di proporzionalità

j. La coscienza quindi indica un’azione conoscitiva che declina nello specifico i principi primi o i dati offerti dalla scienza morale, applica i principi morali conosciuti nel contingente: scientia cum alio

i. la coscienza quindi non produce una verità arbitraria, ma applica una verità morale generale, un principio morale ad una situazione concreta = verità particolare (non abortire questo bambino qui e ora) che è dunque consona alla verità generale (non uccidere):

ii. deduce questa verità particolare da principi generali

iii. non è la verità secondo me: io produco la verità; ma “Sono io che scopro la verità morale nel caso particolare”

6. La prudenza, che è una virtù intellettiva della ragione pratica, trova i mezzi, le azioni concrete e adeguate per soddisfare il fine indicato dalla coscienza: prendi il libro

a. Quindi l’azione della prudenza si traduce in una norma morale particolarissima: “prendi il libro!”

b. coscienza: non uccidere tuo figlio che tieni in grembo; prudenza: straccia il certificato che hai in tasca

c. Questa norma particolarissima si chiama scelta, che concreta nello specifico l’intenzione

7. Concorrono una o più virtù morali per realizzare il fine specifico indicato dalla prudenza: es. temperanza che smorza la voglia di dormire e fortezza per superare la noia e così prendi davvero il libro in mano

8. NB:

a. la prudenza che trova i mezzi per agire in conformità a ciò che le ha indicato la coscienza

i. la prudenza non giudica cosa bene è fare nel caso concreto: questo lo fa la coscienza (c’è cmq un giudizio di deliberazione della prudenza sull’atto da porre in essere)

ii. la prudenza riguarda l’atto particolare (straccia il certificato), invece la coscienza riguarda il sapere particolare (non uccidere questo bambino qui)

Si può agire senza coscienza ?

1. Mai: non si può non agire secondo coscienza. Spieghiamo il perché.

a. operare secondo coscienza è ineludibile: non posso che agire sempre secondo coscienza perché è l’unico strumento che possiedo per decidere: non posso agire senza coscienza

i. il voto dei parlamentari anche quando risponde alle direttive di partito è sempre un voto di coscienza: la coscienza del parlamentare giudica buono seguire il partito

b. e io decido sempre, in continuazione: gli atti volontari, cioè liberi, sono quelli che si pongono un fine (muovo il braccio per prendere la penna etc): si escludono quindi le funzioni dell’organismo, e quegli atti dell’uomo senza fine: atti causati da sonnambulismo, ipnosi, forza fisica invincibile, disabilità grave mentale, incoscienza per uso di sostanze psicotrope, atti impulsivi negli infanti (succhiare il latte dal seno della madre), etc.

i. abbiamo visto che sta alla coscienza decidere cosa fare, cioè quale fine soddisfare: se voi siete capaci di intendere e volere vi state ponendo sempre un fine: tutta la vostra vita cosciente è un susseguirsi minuzioso di atti fini e quindi di atti volontari e quindi la coscienza opera in continuazione

Classificazione della coscienza

1. La coscienza può essere distinta:

a. Per la sua relazione all’atto (v. prima):

i. Coscienza conseguente: giudica di un atto passato

ii. Coscienza antecedente: giudica di un atto da compiere

b. Per la sua relazione con il bene della persona:

i. Coscienza retta è quella che giudica un atto oggettivamente buono come soggettivamente buono e un atto oggettivamente cattivo come soggettivamente cattivo

ii. Coscienza erronea è quella che giudica un atto oggettivamente buono come malvagio (che le monache di clausura preghino tutto il giorno e non aiutino i poveri è tempo perso) e un atto oggettivamente malvagio come soggettivamente buono (l’aborto è scelta moralmente lecita).

c. Per la sua relazione con il grado di certezza:

i. Coscienza certa è quella che giudica con sicurezza (magari sbagliandosi): sono certo che l’aborto è una scelta buona

ii. Coscienza probabile è quella che giudica ammettendo la possibilità di errore

iii. Coscienza dubbiosa è quella che sospende il giudizio perché non sa rispondere

Quando seguire la coscienza?

a. quando è retta e certa

b. la coscienza deve essere retta o invincibilmente, cioè inconsapevolmente erronea per essere seguita

iv. Solo la coscienza che reputa buone le azioni buone e cattive le azioni cattive deve essere seguita

v. E deve essere seguita anche la coscienza inconsapevolmente erronea perché io non so che è erronea e quindi credo che sia coscienza retta

c. Coscienza certa: solo la coscienza certa deve essere seguita: chi agisce contro di essa compie il male

vi. Compie il male anche se la coscienza certa indica cose false: es. io so che non sono ricchissimo e so per certo (coscienza certa) che non devo dire “Io sono ricchissimo” perché mentirei (coscienza retta e certa), ma agisco contro coscienza e dico che sono ricchissimo. Compio il male anche nel caso in cui si scopre che lo zio di America mi ha lasciato tutto i suoi averi.

vii. Il male sta nel fatto che io ho scelto di mentire, anche se nella realtà dei fatti – a me ignoti – ero ricchissimo: la moralità dell’azione sta nel fine ed io ho scelto come fine la menzogna

1. la coscienza mi sprona a non mentire e la coscienza è certa perché so con certezza che è sbagliato mentire, ma la volontà che persegue il fine di mentire non si accorda con la coscienza: agisco contro coscienza = intelletto vede il bene ma io faccio il male (S. Paolo).

viii. a rovescio: io sono certo che Gesù non è Dio (coscienza erronea e certa). Se io dico “Gesù è Dio”, pur essendo convinto del contrario, io compio un’azione malvagia, perché la coscienza mi sprona a dire la verità (verità secondo me: coscienza inconsapevolmente erronea), ma la volontà agisce in difformità ai dettami della coscienza

ix. “ogni volere [dire che Gesù è Dio] che discorda dalla ragione [so che Gesù non è Dio], sia retta che erronea, è sempre peccaminoso” (ST, I-II, q. 19, a. 5) perché è solo e sempre la ragione l’unica facoltà deputata a discernere il vero dal falso e il bene dal male e a offrire questo dato di conoscenza alla volontà che è sempre obbligata a seguire ciò che le detta la ragione.

x. quindi la coscienza, anche quella erronea, obbliga, ma a patto che sia inconsapevolmente erronea, altrimenti significherebbe che Tizio è cosciente di essere in errore e quindi non dovrebbe seguire l’errore.

Ignoranza invincibile : coscienza certa su falsità o atto malvagio. L’ignoranza invincibile è quella che domina la coscienza in modo così forte che è impossibile superarla nello stato attuale: es. popolazioni tribali che pensavano che sia giusto fare sacrifici umani; bambino piccolissimo che soffoca nel lettino il fratellino appena nato e non si rende conto del disvalore dell’atto o della natura dell’atto (v. infra).

a. è invincibile quando il soggetto non sospetta minimamente che la propria opinione sia errata e quindi deve essere abbandonata, anche dopo studio riflessione, etc: è interiormente convinta di essere nel giusto

b. è incolpevole se il soggetto ha fatto tutto quello che era in suo potere per rendersi conto dell’errore ma non è riuscito a convincersi

c. se invece poteva uscire dal suo stato di ignoranza e non l’ha fatto per pigrizia, per timore, etc allora è colpevole perché è ignoranza vincibile:

i. es. l’operaio non sapeva che se non abbassava una certa leva di un certo macchinario ad un certo punto della lavorazione questo esplodeva

ii. = ignoranza colpevole perché vincibile: doveva leggersi il manuale di istruzione o non essere distratto quando gli fu spiegato il funzionamento

iii. ma se il libretto non esiste e non fu data alcuna spiegazione? allora l’ignoranza era invincibile posto che il danno futuro non era intuibile secondo le competenze del soggetto

d. NB: spesso l’ignoranza invincibile è colpevole perché esito ultimo di piccole o grandi atti malvagi: es. un adolescente sa che la cannabis fa male (coscienza retta e certa), ma frequenta cattive compagnie ed inizia a fumare e pian piano si convince in modo incontrovertibile che fumare è azione lecita

i. E dunque nel giudizio morale anche quell’ultimo spinello fumato in ignoranza invincibile è atto colpevole perché frutto/esito di atti colpevoli precedenti

e. i mafiosi che fecero la strage di Capaci quel giorno brindarono: è come in guerra quando hai sconfitto il nemico: ignoranza attualmente invincibile ma frutto di ignoranza colpevole

f. la coscienza è invincibilmente erronea in questi casi è colpevole: sono costoro che volontariamente si sono imprigionati nell’inconsapevolezza dell’errore

g. tu sapevi, ma poi hai fatto di tutto per non sapere

d. Sempre in merito alla coscienza certa: non è lecito agire seguendo la coscienza dubbia: prima occorre sciogliere il dubbio

xi. E se di necessità occorre agire e non si ha tempo e modo di sciogliere il dubbio? Es: devo disinnescare una bomba ad orologeria che scoppierà tra 20 secondi: taglio il filo rosso o blu?

1. in questo caso non abbiamo coscienza dubbia perché è certo che devo agire, prendendo comunque una decisione seppur non certa negli esiti. Comunque devo decidere perché decidere di non decidere provocherà danni certi. Tagliando uno dei due fili anche a caso almeno ho 50% delle probabilità che la bomba non scoppi

La deformazione della coscienza: la percezione soggettiva

· l’uomo compie il male quando

o non riconosce il male e pensa che sia bene: coscienza erronea

§ il mancato riconoscimento del male avviene in 2 modalità:

· disconoscimento del valore del fine: voglio l’aborto e credo che l’aborto sia atto buono

· disconoscimento del fine: due fratelli, che non sanno di essere fratelli, si sposano e hanno un rapporto sessuale: vogliono un rapporto coniugale, ma in realtà compiono un rapporto incestuoso

o riconosce il male ma non adegua la volontà: coscienza retta

· Ci soffermiamo sulla prima modalità e riflettiamo sui condizionamenti positivi e negativi che influenzano la formazione della coscienza. Il giudizio di coscienza può ricevere influssi positivi o negativi – e quindi può essere aiutata a giudicare rettamente (coscienza retta) o deviata dal giudizio corretto (coscienza erronea) - da diversi fattori. Esemplifichiamo qui di seguito (tali fattori incidono anche sull’imputabilità morale, ossia sulla responsabilità soggettiva):

o natura umana e peccato originale

o dalle abitudini contratte: i vizi e le virtù (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2352): continuando a rubare penso che rubare sia giusto

§ si addormenta la coscienza. Continuare ad agire male mette un cuscino sulla voce della coscienza e poi le fa cambiare voce.

§ Prima si vive come si pensa e poi si pensa come si vive: prima si tenta di adeguare la propria vita ai principi poi si adattano i principi ai propri stili di vita.

o dall’età: un bambino piccolo è meno formato in genere di un adulto ( sul profilo della responsabilità: un furto compiuto da un bambino è meno grave di quello compiuto da un adulto perché la sua coscienza dovrebbe essere più formata);

o dagli stati mentali: una disabile mentale lieve potrà errare nel giudizio di coscienza a causa del suo disturbo (sul piano della responsabilità: un furto compiuto da una persona affetta da leggera disabilità mentale è meno grave di quello compiuto da una persona mentalmente sana)

o dall’educazione ricevuta, gli esempi e l’aiuto degli altri: Scampia (sul piano della responsabilità: un furto compiuto da una persona cresciuta in una famiglia di ladri di professione è meno grave di quello compiuto da una persona cresciuta in una famiglia con sani valori)

o grazia di Dio, influssi satanici

· i fattori che riguardano l’imputazione morale sono moltissimi, qui ho esemplificato solo alcuni che attengono alla formazione del giudizio di coscienza, ma ci sono anche quelli che riguardano la volontà (es. pressione psicologica). Da qui la domanda: quanti oggi che sono a favore di aborto, eutanasia, contraccezione, fivet, manipolazione embrioni, utero in affitto sono nell’errore per loro colpa o perché non hanno potuto scegliere un’ipotesi differente perché mai è stata loro proposta? L’imputazione nasce dalla libertà: quanti oggi sono davvero liberi? Una della condizioni della libertà è avere diverse opzioni (se vado nell’unico negozio del polo nord che vende abiti e hanno solo un tipo di giacca e mi serve una giacca dovrò comprare quella oppure no: solo due scelte): oggi alle persone viene detto che l’aborto, etc è cosa buona ed è l’unico pensiero sulla piazza – pensiero unico. Quanto sono responsabili di questo loro giudizio? Lasciamo la risposta in ultima istanza a Dio.

· quindi la coscienza può sbagliare, sia colpevolmente che non colpevolmente: non ogni decisione presa in coscienza è valida, solo quella presa con coscienza retta

o i parlamentari che votano in coscienza devono sempre votare secondo verità, quindi i parlamentari che votano in coscienza in merito al varo di una legge ingiusta dovrebbero votare tutti allo stesso modo: bocciare la legge

o il voto di coscienza non è sempre valido solo perché è fatto in coscienza, proprio perché la coscienza potrebbe errare

o altrimenti arriviamo al paradosso che votare a favore o contro una legge ingiusta sarebbe in ogni caso lecito perché è un voto dato in coscienza

o la coscienza non è un libera tutti

o primato della coscienza ma solo se retta, altrimenti scadiamo nel soggettivismo, teoria diffusa anche in casa cattolica: la coscienza è costitutiva-creativa del bene e del male: un’azione è buona o malvagia se così lo decide il soggetto.

§ ciò che è diffuso oggi: la coscienza oggi è diventata non la voce del bene oggettivo, ma del bene soggettivo cioè delle voglie, dei desideri, dei sogni, delle utilità e piaceri che si vogliono conquistare.

§ Si scambiano le pulsioni malvagie per beni oggettivi e agire secondo coscienza è diventato sinonimo di agire spontaneamente secondo quello che detta la voglia del momento, secondo i propri gusti e non secondo ragione

o Il soggetto invece non è chiamato a creare i valori ma a riconoscerli, perché riconosce l’ontologia della natura umana che anela a certi beni: non ci siamo fatti noi in un certo modo, ma ci siamo riconosciuti così

§ se la coscienza mi dice che è buono l’aborto, l’aborto diventa azione buona?

· no l’aborto rimane malvagio anche se tu non lo sai perché la tua coscienza erronea ti dice l’opposto

§ i divorziati risposati che hanno rapporti vivono una condizione che è oggettivamente non ordinabile alla santità dell’eucarestia e quindi, anche se loro non sono coscienti di questo oggettivo disordine e quindi non sono in stato di peccato mortale (manca la piena avvertenza: coscienza certa ma erronea), deve essere loro impedito di accedere alla comunione = il barman non sa che sta dando da bere veleno e pensa che sia Amarone, io che so che invece è veleno devo impedire che il barman dia da bere il veleno

§ se io do da bere del veleno credendo erroneamente in coscienza che sia Amarone, quella bevanda rimane veleno e non si trasforma in Amarone solo perché tu pensi che lo sia (tu non diventi donna solo con il pensiero): la coscienza non crea la realtà ma è chiamata riconoscere la realtà che la precede e a comportarsi di conseguenza

§ coscienza: conoscenza dei principi primi, che nascono da una realtà metafisica chiamata natura, e applicazione degli stessi nella situazione data

Tommaso Scandroglio

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