Dopo la difesa della legge 40.... arriva la difesa della legge 194 sull'aborto!
C’è un punto, nell’articolo di Morresi che è rivelatore.....
(Vedi ultimi comunicati stampa:
C.S.28 su Tempi/Morresi - “La 194 è una buona legge”. Quando i cattolici diventano abortisti.
C.S.27 su Tempi/Vergani - Tempi duri per il concepito. La ginecologa cattolica Patrizia Vergani difende la legge 194: è meglio dell’aborto clandestino)
E così anche la Morresi è uscita allo scoperto: dopo tante lotte giuste e condivisibili contro la RU 486, nelle quali però ogni riferimento al concepito brillava per la sua assenza, oggi ci viene a dire che per lei la legge 194, è una delle migliori al mondo, non è neppure eugenetica, e “ pur nelle sue molte ambiguità ed ipocrisie, se correttamente applicata ci permette di avere come alleati contro l'aborto tanti fra quelli che la legge l'hanno voluta.”
Lei, a suo tempo, la 194 l’ha combattuta, ma oggi , nonostante ritenga che l’aborto sia sempre un omicidio, “il mondo è cambiato, il muro di Berlino è caduto “ e nel frattempo, tra aborto e fivet, non si sa quanti milioni di embrioni sono stati soppressi. Un bel monumento alla filosofia dell’etica della situazione, non c’è che dire.
Morresi si è accorta oggi che una legge sull’aborto è necessaria per impedire che le donne che abortiscono vadano in galera: davvero un bell’approdo, per chi era partito da posizioni pro life, questa adesione totale a uno dei principali assunti dei radicali!
C’è da chiedersi come sia potuto accadere che persone, che sono considerate i portavoce del popolo della vita, che discettano dalle pagine dei giornali cattolici sul diritto alla vita e contro la cosiddetta cultura di morte, oggi si ergano a difensori di una legge assassina e ne invochino solo l’applicazione.
E forse dobbiamo fare il mea culpa, qualcuno deve fare il mea culpa. Forse ci siamo accontentati, in questi trent’anni, di piccoli passi, abbiamo fatto la politica del piccolo cabotaggio, abbiamo continuamente ripetuto, forse per giustificare la nostra ignavia che “non ci sono le condizioni politiche per abrogare la 194”, senza riflettere che presupposto delle condizioni politiche sono la cultura, la mentalità, è che quella nostra affermazione serviva invece a consolidare la mentalità pro 194. Forse.
Ma è soltanto ultimamente che la difesa della legge 194 trova paladini insospettabili ancora qualche anno fa.
C’è un punto, nell’articolo di Morresi che è rivelatore, la dove dice “E poi: due anni fa abbiamo fortissimamente difeso la legge 40, che dal punto di vista dell'abortività è molto peggio della 194: per ogni bimbo che nasce da un concepimento in vitro, nove embrioni muoiono, in laboratorio o abortiti (...)L'abbiamo voluta, perché era il male minore, il compromesso più ragionevole (...).” Perché non utilizzare lo stesso criterio di giudizio per la 194?
Questo è un nodo che viene al pettine, e forse è il caso di dire finalmente!
A chi voglia soltanto ragionare in proprio senza assumere acriticamente quello che la vulgata ufficiale ha diffuso sulla legge 40, (è una buona legge, anche se frutto di compromesso, tutela l’embrione, evita il far west etc.etc. ) non può infine sfuggire che questa e quella sono moralmente e giuridicamente sullo stesso piano. E allora, dato che abbiamo difeso a spada tratta la legge 40, dato che la consideriamo il fiore all’occhiello delle vittorie pro life, “perchè non usare lo stesso criterio di giudizio per la 194” ? In quest’ottica la logica della Morresi non fa una grinza.
Marisa Orecchia
Vice presidente del Comitato Verità e Vita
