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9 Aprile 2016

L'ITALIA DI FRONTE ALLA IRRESISTIBILE AVANZATA DELL'UTERO IN AFFITTO

Comunicato Stampa n. 172

La sentenza della Cassazione, che ha confermato l'assoluzione dei due coniugi italiani che erano ricorsi all'utero in affitto in Ucraina e avevano registrato il bambino acquistato come figlio di entrambi (mentre era figlio genetico del solo uomo), è decisamente censurabile e rivela – ove ancora ce ne fosse bisogno ! – l’ipocrisia e la voluta schizofrenia delle leggi ingiuste approvate in Italia. In sostanza, poiché la legge 40/2004 vieta sì, la surrogazione di maternità, ma senza specificare che il divieto vale anche per le pratiche realizzate all'estero, le coppie che si recano nei Paesi che ammettono tale pratica e che seguono le regole lì in vigore non vengono punite in base alla legge italiana. Del resto, aggiunge la Cassazione, il bambino è effettivamente figlio dell'uomo ed è cittadino italiano (in quanto figlio di italiano); poiché, in base alla legge ucraina, è figlio anche della donna che l'ha acquistato con l'utero in affitto, legittimamente la coppia lo ha registrato come figlio di entrambi al Consolato italiano.
Non è difficile comprendere le possibili ricadute di questa decisione: cosa succederà se il ricorso all'utero in affitto avverrà in Paesi che (a differenza dell'Ucraina) ammettono la pratica anche per coppie non sposate o coppie omosessuali? O che, più semplicemente, ammettono la compravendita dei bambini? Sarà sufficiente pagare e rispettare le regole di quel Paese per vedersi riconosciuta la doppia genitorialità, anche senza ricorrere alle adozioni illegittimamente disposte da alcuni Tribunali per i minorenni?
D'altro canto, l'indicazione della Cassazione è chiara: il legislatore, se vuole essere sicuro che l'utero in affitto venga punito anche se commesso all'estero, così da impedire le manovre elusive del divieto della legge 40, lo affermi chiaramente e inserisca il divieto nell'elenco dei reati per i quali non vi è alcun dubbio sulla perseguibilità (art. 7 del codice penale).
Le reali convinzioni di alcuni uomini politici si potranno misurare anche in base a questa indicazione.


La riflessione, però, deve essere più generale.
In effetti, si scontrano due visioni contrapposte: da una parte, il ricorso all'utero in affitto è accettato come normale, come una pratica di cui non si può che prendere atto (così fa la Cassazione, che registra che in Ucraina la pratica è legittima e non si pone alcun problema); dall'altra si sottolinea che si tratta di una pratica contraria al senso di umanità, barbara, da vietare in maniera universale.
In effetti, occorre essere davvero ipocriti per ignorare lo sfruttamento ignobile delle donne del terzo mondo (o di quelle povere del primo mondo), usate come riproduttrici, cui viene negata ogni dignità in cambio di un po' di denaro, e per non vedere la violenza brutale che si compie verso il bambino, strappato per sempre alla madre con cui ha vissuto nei primi nove mesi di vita e consegnato ad altri! Come, pure, è ipocrita il ricco mondo occidentale, che si scandalizza per lo sfruttamento del lavoro minorile del terzo mondo e denuncia il colonialismo nelle sue varie forme ma è pronto a ripeterlo quando gli fa comodo ed è sufficiente sborsare un po' di denaro!

Ma la barbara pratica dell'utero in affitto è strettamente legata alle tecniche di fecondazione artificiale extracorporea, cui i "committenti" e la madre surrogata ricorrono. Ciò che non si riesce più a comprendere è che, con quelle tecniche, gli uomini e le donne sono sempre visti come fornitori di gameti e le donne sono sempre considerate come contenitrici! Non a caso, nel delirio degli "scienziati", entrambe le funzioni sono potenzialmente sostituibili, con i gameti artificiali o con l'utero in affitto.
La cosa più grave – oltre al sacrificio di 9/10 embrioni prodotti e trasferiti in utero – è che nella fecondazione extracorporea, il bambino è sempre visto come un prodotto! L'espressione "bambino in braccio", usato per calcolare le percentuali di successo delle tecniche, lo indica con chiarezza: agli aspiranti genitori interessa soltanto di avere un "bambino in braccio", per di più perfetto, non malato, non "difettoso", e per ottenere questo risultato essi sono disposti a pagare grandi somme! Quanto avviene prima – sovrapproduzione e selezione degli embrioni, diagnosi genetica preimpianto, congelamento, ricorso a gameti di estranei, ricorso all'utero di donne estranee – non interessa affatto: la fecondazione in vitro promette il risultato di un bambino "proprio" in cambio di denaro.

Utero in affitto come reato universale? Senza dubbio sì, sarebbe una prima presa di coscienza della barbarie, su cui lucrano politici, scienziati e trafficanti di ogni tipo rispettati ed ossequiati nelle nostre società!
Ma i tentativi saranno vani se si rinuncerà a denunciare per intero la disumanità del ricorso alle tecniche di fecondazione extracorporea – tecniche di tipo veterinario applicate agli uomini!

Gli uomini, le donne, i bambini, prima e dopo la nascita, hanno una dignità intrinseca: non si producono, non si comprano, non si uccidono, non si sfruttano!

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