Il Comitato Verità e Vita scrive alle Case di cura italiane: se Eluana muore, presenteremo denuncia alla Procura della Repubblica.
Comunicato Stampa N. 69
Questa mattina, 3 febbraio, il Comitato Verità e Vita ha inviato
alle case di cura potenzialmente interessate – fra cui “La Quiete” di Udine -
una lettera di diffida che ipotizza –
nel caso si verifichi la morte di Eluana Englaro – una fattispecie di omicidio
volontario. Nel documento – che è allegato al presente comunicato, e che consta
di sei pagine in cui vengono esposte le ragioni giuridiche a sostegno di questa
tesi - il Comitato avverte che “intende porre in essere ogni azione necessaria
ed opportuna per impedire che il signor Beppino Englaro metta in atto la
condotta cui è stato autorizzato dalla Corte d’Appello di Milano.”
“Verità e Vita – si legge nella
lettera - presenterà denuncia alla Procura della Repubblica del luogo dove la
morte di Eluana Englaro fosse stata procurata, ipotizzando il reato di omicidio
volontario premeditato – punito dal codice penale con la pena dell’ergastolo –
nei confronti di tutti coloro che – con azioni o con omissioni – avessero
contribuito a cagionare l’evento.”
Secondo Verità e Vita la responsabilità dei Dirigenti della
struttura sanitaria potrebbe avere duplice natura: da un lato, la disponibilità
della struttura all’accoglienza della signorina Englaro per procedere alla sua
uccisione, renderebbe inevitabile ipotizzare una responsabilità penale diretta
nell’omicidio perpetrato; inoltre, vi potrebbe essere una grave responsabilità
per avere indotto il personale dipendente ad azioni che rischierebbero di
essere severamente punite in base alle norme penali. Proprio per questo motivo,
Verità e Vita chiede alla Casa di Cura che si troverà ad accogliere Eluana di informare immediatamente
il proprio personale “affinché siano chiare le responsabilità cui ciascun
medico o infermiere andrebbe incontro nel caso si prestasse all’azione voluta
dal sig. Beppino Englaro”. Ogni dipendente della clinica dovrebbe infatti
sapere “che un procedimento penale nei suoi confronti per il reato di omicidio
volontario sarà indubitabilmente aperto, quanto meno a seguito dell’esposto
presentato da questo Comitato”.
E la decisione dei giudici che ha autorizzato la sospensione delle
cure? Secondo Verità e Vita gli atti del procedimento civile conclusosi avanti
alla Corte d’Appello di Milano non potranno essere un solido paravento rispetto
alle valutazioni del Giudice penale, sulla base di numerosi riferimenti alla
legge italiana, riportati in dettaglio nella lettera di diffida.
Verità e Vita fonda le proprie
argomentazioni su alcuni fatti ampiamente documentati nella lettera: Eluana è
viva; Eluana non è un paziente terminale; le sue condizioni di salute sono
stabili e quindi non si può parlare di accanimento terapeutico, perché
alimentazione e idratazione non possono essere considerate “cure inutili”;
togliere il sondino a Eluana è paragonabile a togliere cibo e acqua a una
qualsiasi persona; la morte che ne deriverebbe avrebbe la durata di un processo
lungo e, secondo alcuni, doloroso.
Per il Comitato
Verità e Vita
Il Presidente
Mario Palmaro
